Rossella e la Maratona di New York

Come costruire un sogno passo dopo passo

Forse si è capito che a me piace molto raccontare storie belle e oggi vi racconto quella di una donna pazzesca che ho la fortuna di chiamare Amica.

Mi va di raccontarla (e farla raccontare anche a lei) perché è un esempio di come, quasi senza accorgersene, si possono raggiungere grandi traguardi (in tutti i sensi) e realizzare i propri sogni.

Ho conosciuto Rossella grazie alla nostra passione comune per Robbie Williams, siamo diventate amiche e abbiamo condiviso tantissimi momenti speciali (e ancora ne condivideremo).

E’ una tipa tosta, con gli attributi, e ammiro molto il suo modo coraggioso di affrontare la vita.

L’altra passione comune è la danza che io pratico ancora e lei ha lasciato qualche anno fa. Finito di ballare però si è allacciata le scarpe da running e ha cominciato a correre.

Ora però mi fermo e lascio parlare lei che sicuramente saprà raccontare meglio di me la sua storia.

– Rox, quand’è che hai cominciato a correre e perché?

Ho iniziato a correre ad inizio 2015 un po’ per gioco, un po’ perché era l’unico modo per fare dello sport senza essere vincolata da orari e per una scommessa fatta con 2 amiche. In poco più di un mese ci siamo “preparate” per partecipare ad una corsa di 12Km… e poi da li è nata la passione. La corsa ti porta ad uscire all’aria aperta, a misurarti con te stessa e giorno dopo giorno ad avere delle piccole soddisfazioni personali. E poi, fin dall’inizio, ho incontrato un sacco di persone con cui condividere questo sport ed io, che amo la compagnia, ho molto apprezzato questo aspetto!

Dietro alla mia voglia di correre e di impegnarmi sempre di più negli allenamenti e nel voler raggiungere un obiettivo c’è anche una storia un po’ triste… ma con il tempo e con il confronto ho scoperto essere un luogo comune di molti runners. Perché la corsa in un certo senso “libera e scarica”.

– Quando hai capito che ti stavi appassionando tanto da partecipare a gare importanti?

Partecipare alle corse domenicali è un must di tutti i runners. Si corre per stare in compagnia, per misurarsi con gli altri e per continuare la sfida con se stessi. Io ho iniziato ad iscrivermi a gare più o meno importanti sempre con lo spirito del divertimento e della compagnia. Gli allenamenti vengono condivisi e il giorno della gara è un insieme immenso di emozioni. Le gare importati ti portano a “gioie” ma anche a “dolori” e in ogni caso c’è sempre qualcuno che ti sostiene e ti capisce.

La mia prima maratona, quella che non dimenticherò mai (difficile dimenticare anche le altre a dire il vero) l’ho corsa nel 2016 a Venezia e mi sono iscritta proprio in vista di New York.

– Com’è successo che domenica 5 novembre 2017 ti sei trovata a New York a correre la maratona più famosa del mondo?

Ehm. Si può dire per una grandissima e grossissima botta di c**o?!?!?!?!

Nel 2015 mi sono iscritta alla Mezza Maratona di Treviso per gioco e ci sono arrivata assolutamente impreparata (sempre per colpa delle mie 2 amiche Martina e Francesca che mi avevano convinta del fatto che se eravamo riuscite a correre 12Km, saremmo riuscite a correrne anche 21km). Ci siamo iscritte il giorno della festa della donna perché c’era una promozione speciale.

Tra tutte le donne iscritte alla Mezza di Treviso l’8 marzo, che hanno poi tagliato il traguardo c’era in palio “Pettorale e Volo per la Maratona di NewYork”. Ecco. e’ stato estratto il pettorale F290. Il mio!!!! E da lì tutto è cambiato!!

– Me la racconti un po’?

Quando ho scoperto di aver vinto ero incredula. Ero assolutamente impreparata e non immaginavo minimamente di riuscire a correre KM 42,195!!! Quel giorno avevo fatto tantissima fatica per percorrerne 21… figuriamoci raddoppiare. E invece mi sono rimboccata le maniche. Ho realizzato che quello era un segno del destino. Avevo vinto un viaggio a NewYork l’anno in cui avevo letteralmente perso un aereo per una vacanza di piacere. Quindi qualcosa mi era “tornato indietro”. Il karma….

E così ho iniziato ad allenarmi, mi sono iscritta alla Maratona di Venezia per il 2016, rimandando la partecipazione a NewYork nel 2017.

In questi 2 anni sono successe mille cose, ho una squadra, un allenatore, degli amici spettacolari che corrono con me, ho partecipato a 4 maratone prima di affrontare la Grande Mela. Ho anche una famiglia che mi ha sopportata e supportata. Sì, perché preparare una maratona richiede oltre allo sforzo fisico anche un bel po’ di tempo, e questo tempo a volte l’ho dovuto togliere alla famiglia.

La Maratona di NewYork l’ho condivisa con un’amica specialissima con la quale ho vissuto un’esperienza magnifica. Lara ha convissuto con me per 6 fantastici giorni e ha diviso con me emozioni indimenticabili. Era la nostra prima volta a NewYork e insieme abbiamo percorso la Maratona più Maratona che esista!

Raccontare quello che si prova a partecipare alla Maratona di NewYork è decisamente difficile. bisognerebbe iniziare dalla sera prima o anche dall’ultimo allenamento in Central Park…. insomma… un racconto infinito….

Quella mattina ci siamo svegliate alle 4.45, poi pullman, traghetto, pullman e siamo arrivate ai piedi del ponte di Verrazzano da dove inizia la Maratona e dove ci sono i Villaggi per gli atleti. E’ tutto enormemente enorme. Ti rendi conto di essere all’interno di una macchina organizzativa perfetta dove nulla è lasciato al caso. Eravamo quasi 60.000 atleti. Tutto preciso. Servizi e persone stupende.

Alle 10:15 è iniziato il nostro sogno. L’orario di partenza della nostra Wave. Un colpo di cannone e via. Un fiume umano senza fine. Un crogiolo di emozioni. Si perché mentre corri oltre alle mie emozioni sentivo anche quelle di tutte le persone che mi circondavano. Durante i primi 10Km credo di aver pianto per 2 o 3 volte. La Maratona di NewYork è fatta dalle persone che la corrono ma anche dalle persone che la guardano.

Io e Lara siamo state sempre assieme. Il percorso è magnifico. Tutto è irreale. La fatica è sempre molta perché sono pur sempre 42km. Ma poi, arrivi a Central Park e capisci che sei vicina alla Medaglia, al Traguardo più ambito. Ed è impossibile non arrivarci con le lacrime ed il sorriso assieme. L’arrivo non è la fine. E’ l’inizio di un’altra avventura fantastica che per sempre rimarrà nel cuore. L’avventura di poter raccontare e spiegare. L’avventura nell’avventura.

Dopo la consegna della medaglia, la sacca con il ristoro, la passeggiata con il super PostRacePoncho, siamo finalmente arrivate in albergo. Il silenzio. L’adrenalina ancora presente. L’emozione e la fatica. Ci siamo buttate sul letto. Abbiamo preso in mano il telefono e per un’ora circa ci siamo divertite a rispondere all’infinità di messaggi di tutte le persone che ci stavano aspettando e che ci stavano seguendo! Meraviglioso anche questo aspetto. Eravamo lontane ma vicine…

Potrei dilungarmi a raccontare ogni singolo dettaglio perché tutto è importante e bello… ma magari un’altra volta!!!!

Da casa il #teamRox era lì con te e ti seguivamo in diretta (o quasi). Sapevamo di per certo che ce l’avresti fatta e siamo orgogliosissime di te!

Sei una donna, una mamma ed un’amica super e io voglio che tutti sappiano che non bisogna fare chissà cosa per essere un esempio di forza per gli altri, basta solo crederci davvero!

Ti voglio bene.

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Daylife – improvvisi attimi di solitudine

Il cambio di vita e l’adattamento alla città possono essere molto stimolanti e portare innumerevoli vantaggi, ma ci sono anche aspetti meno piacevoli.

Uno fra tutti è la solitudine.

Accade raramente per fortuna, ma ci sono momenti in cui gli occhi si riempiono di lacrime (specialmente per me che sono una frignona patentata) e ti senti sola come non mai.
Momenti in cui vorresti prendere la macchina e correre dalla famiglia, dagli amici o da chiunque possa darti un pezzettino di “calore umano”.
Non sempre si può fare, vuoi per l’orario, vuoi per l’impossibilità di muoversi o che altro.  In questi momenti capisco bene quando dicono che si può essere soli anche in mezzo a milioni di persone.

Ho avuto modo di conoscere parecchia gente qui in città, ma ancora nessuno che mi dia la sensazione di “casa”.
Ancora nessun rifugio dove andare a scaldare il cuore anche solo per un attimo.

So che esistono i telefoni, i computer e tutte le mille diavolerie elettroniche che possono mettere in contatto le persone, ma io sono ancora vecchio stampo e il potere di un abbraccio è ancora troppo forte per poter essere sostituito da un sms.

Questo è ovviamente un piccolo sfogo momentaneo e domani non ci penserò già più, ma credo che sia un sentimento comune a chi si è trovato ad affrontare un cambiamento importante.

Il tema principale del blog è il mio adattamento dalla campagna alla città e non potevo sorvolare su questo aspetto che fa parte del processo.
A voi è mai capitato? Cosa avete fatto per superare l’attimo critico?

 

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Inaugurazione di Fico a Bologna

Fico – Inaugurazione del parco tematico di Eatalyworld

Oggi ho avuto la fortuna di partecipare all’inaugurazione ufficiale del parco tematico FICO (Fabbrica Italiana Contadina).

Si tratta di un parco agroalimentare aperto a Bologna da Eatalyworld che da anni si occupa delle eccellenze agroalimentari Italiane nel mondo.

Un progetto ambizioso che ha coinvolto tantissime persone e professionisti e che ora apre le porte al pubblico.

Ve lo racconto brevemente.

Nel parco potete trovare 6 “giostre educative” dove delle installazioni grafiche consentono di approfondire numerosi aspetti riguardanti il rapporto dell’uomo con l’agricoltura e il pianeta.

Le 6 aree sono:
– L’uomo e il fuoco
– L’uomo e la terra
– L’uomo: dalla terra alla bottiglia
– L’uomo e il mare
– L’uomo e gli animali
– L’uomo e il futuro.

In ognuna si trovano installazioni, opere multimediali, schermi touch screen dove testare le proprie conoscenze e apprendere curiosità.

Tra una giostra e l’altra potete perdervi tra i tantissimi espositori e ce n’è davvero per tutti i gusti. Non faccio elenchi perché sarebbe una lista lunghissima, ma sarà davvero impossibile non trovare qualcosa che vi piaccia.

Molto interessanti sono le cosiddette “esperienze” ossia dei corsi che vi permetteranno di acquisire i segreti delle principali lavorazioni di materie prime e prodotti.
Come viene preparato il miele, i formaggi, l’olio, la birra e tantissimi altri prodotti caratteristici del nostro paese.
Queste esperienze si possono visionare e prenotare in anticipo sul sito ufficiale.

All’interno gli spostamenti si possono velocizzare con le biciclette a noleggio dotate di cestini che trovate all’ingresso (al centro del percorso c’è una vera e propria pista ciclabile).

All’esterno

si possono visitare tanti ambienti diversi: agrumeti, oliveti, frutteti, una tartufaia, vigneti e ovviamente gli allevamenti con animali come mucche, galline, conigli, oche, maialini, asini…
Tutta la parte esterna è servita da una navetta in collaborazione con Trenitalia che permette di spostarsi lungo il perimetro del parco.

Si possono ovviamente acquistare i prodotti, sia dagli stand degli espositori, sia dal market che trovate a fine percorso e una collaborazione con Posteitaliane vi permette di spedire gli acquisti fatti senza la fatica di trasportare grossi pesi.

Tante sono le cose da vedere, ma non mi sembra interessante star qui ad elencarle tutte, anche perché vi toglierei il bello di scoprirle da soli.

Il mio parere personale sull’esperienza

è che l’opera è imponente, bella, e ben fatta. I prodotti e gli espositori sono ovviamente i migliori di cui l’Italia si può vantare nel mondo.
Le giostre sono interessanti ed educative.
Credo che sia una buona formula per gruppi e scolaresche unendo le giostre ai laboratori (che mi piacerebbe molto provare).

Ho riscontrato alcune criticità:

– i prezzi non proprio “a buon mercato”, ma era immaginabile trattandosi di eccellenze;
– il fatto di dover pagare per visitare le giostre (ok, solo 2 euro, ma non credo sia una buona idea visto che quello dovrebbe essere un momento di conoscenza e stimolo alla curiosità verso questo settore);
– l’organizzazione generale delle dinamiche del parco (controlli, attenzione al cliente, preparazione degli addetti) che forse va solo rodato e sicuramente migliorerà col passare dei giorni e lo studio delle dinamiche.

Tutto sommato è stata una bella esperienza e se passate da Bologna, ve la consiglio.

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