Cosa penso di Halloween

Halloween sì? Halloween no?

Si avvicina anche quest’anno Halloween e, come sempre, si leggono e sentono polemiche di ogni tipo.
Io sono Italiana, molto radicata nelle mie tradizioni, ma non riesco a capire tutto questo accanimento contro questa serata.
E’ vero, si tratta di una tradizione che arriva da altri paesi con origini un po’ macabre, ma è pur vero che le tradizioni angloamericane ci vengono esibite ormai da tantissimi anni tramite film, serie tv, cartoni animati e chi più ne ha più ne metta quindi è abbastanza fisiologico che arrivino a noi e si voglia prendervi parte. (vedi la storia per farti un’idea) Sicuramente, per la magior parte, i festeggiamenti che si possono fare in Italia, nulla hanno a che vedere con la parte macabra.

Il mondo in cui viviamo

ci propone giornalmente brutte notizie e tragedie di ogni sorta e sinceramente non capisco cosa ci sia di così colpevole nel voler trovare un’occasione per essere allegri e festeggiare.
Halloween è praticamente il parallelo del nostro carnevale per cui un momento di festa dove divertirsi e accantonare per poche ore le cose che ci appesantiscono la vita.

Mi viene da sorridere quando sento dire che chi festeggia Halloween inneggia alla morte e agli spiriti maligni.
Sono convinta che chi per una sera si maschera, fa giocare i bambini, trova il modo di stare insieme e sorridere, stia solo inneggiando alla vita!

Io ho un rispetto profondo e un affetto inossidabile per i miei defunti.

Li porto nel cuore e li ricordo sempre; il primo novembre è sicuramente il giorno a loro dedicato e questa tradizione è parte di me, ma non riesco proprio a trovare qualcosa di male nel mettermi un costume (magari lo stesso della festa di carnevale) e fare festa la sera prima.

Non è un obbligo, posso scegliere se partecipare a qualche festa se voglio farlo, oppure non fare proprio nulla.
Chi è molto coinvolto in giornate me questa sono soprattutto i bambini. Per loro è importante stare insieme, divertirsi, giocare e socializzare vista la attuale difficoltà di tenerli lontani dal mondo virtuale e fargli apprezzare lo stare insieme. Se farlo significa fare lavoretti con le zucche, disegnare decorazioni a tema, mascherarsi beh…ben venga!

Nessuna polemica…solo il mio pensiero.

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Countrygirl in bicicletta

Finalmente mi sto asciugando, lo dice anche la dietista!

“Come fai?”, “Cosa mangi?”, “Mi spieghi come ci sei riuscita?”
Bene, il segreto miracoloso è che non c’è nessun segreto miracoloso!
Cerco di mangiare il meglio possibile con le solite regole che conosciamo tutti: tanta frutta, tanta verdura, bere molto durante tutta la giornata, pochi grassi, abbinamenti giusti, regolarità dei pasti eccetera eccetera…

Da metà agosto

però un cambiamento c’è stato ed è quello che mi sta aiutando a perdere peso costantemente. Ho iniziato ad andare al lavoro in bicicletta (oltre alla mia attività fisica prediletta che è la danza moderna).
Zainetto in spalla, borsa nel cestino e via. 8 km all’andata e 8 al ritorno per circa 40 minuti a tratta.
Il tutto per 3 volte la settimana o anche di più (poi ci sono molte variabili tra cui il maltempo, impegni particolari che richiedono che mi sposti in auto o cose simili).
La gente mi guarda un po’ come un’aliena nonostante la cosa sia tra le più semplici e basilari.

Vi spiego i 5 vantaggi di questa scelta:

1. mi tengo in forma e i risultati iniziano a vedersi
2. ne giova il colesterolo e la circolazione
3. risparmio i soldi dell’abbonamento dei mezzi, della benzina e quelli per un’eventuale palestra o corso
4. faccio un favore a Milano e alla sua cappa di smog non producendone altro
5. evito le code e il traffico delle ore di punta

Da ragazzina adoravo girare in bicicletta per il paesello e finchè ho lavorato a Pavia, sfruttavo la fantastica ciclabile dell’Alzaia per andare fino in città. Spostandomi a Milano ero terrorizzata all’idea di usarla e ho accampato un bel po’ di scuse, ma alla fine il merito va alla mia dolce metà che ha adottato questo mezzo di trasporto ormai da anni e mi ha spronata e convinta a provare.

Rispondo anche alle domande che tutti mi fanno a proposito:

D: “non hai paura ad usare la bicicletta in città?”
R: “Inizialmente un pochino, più che altro per il fatto di non conoscere le strade, ma ora che ho capito bene il percorso e cosa posso/non posso fare, non ne ho più”

D: “va bene d’estate, ma con l’autunno non hai freddo?”
R: “basta coprirsi nel modo adeguato, anche perché fa freddo all’inizio, ma poi pedalando ci si scalda”

D: “passi in mezzo alle macchine?”
R: “seguo le regole della strada, ho scelto percorsi con piste ciclabili (non ci crederete mai, ma esistono anche a Milano) e guardo dove vado e quello che faccio”

D: “non arrivi in ufficio sudata?”
R: “mi porto un cambio e appena arrivo mi lavo, asciugo e ristrutturo” 😉

D: “quando arrivi non sei stanca morta?”
R: “sono stanca come dopo una normale attività fisica anzi, ora capisco perché tanta gente preferisce fare sport al mattino presto. Ci si sente belli carichi”

D: “come fai ora che fa buio presto?
R: “ho il giubbottino ad alta visibilità, le luci accese e soprattutto, faccio strade ben illuminate”

Io ho la mia adorata bicicletta,

regalo della Cresima, bianca e fucsia con cestino che mi sono portata dalla campagna, ma se voi voleste provare senza avere una bici vostra, vi consiglio i tre bike sharing di Milano

Bikemi

MoBike

Ofo

Il primo (Bikemi) è legato alle colonnine e quindi permette di prendere le bici e lasciarle solo nei punti dedicati.

Gli altri due (MoBike e Ofo), da poco in funzione, permettono di cercare le bici disponibili con un app e lasciarle esattamente nel dove si vuole.

Per chi invece mi legge da Pavia e dintorni vi segnalo che:
– anche a Pavia è attivo un servizio di bike sharing e qui trovate il link con la spiegazione
– a Borgarello, proprio all’inizio del paese, potete trovare una stazione di bike sharing con annessa colonnina per le piccole riparazioni fai-da-te (qui sotto i due link con le info)
Comune di Borgarello
Comune di Certosa di Pavia

Il peggio è convincersi e decidere di iniziare, ma poi, una volta provato diventa una piacevole abitudine che spero di portare avanti il più possibile.

Se volete, segnalate nei comment i bike sharing delle vostre città e paesi così divulghiamo un po’ la cultura della bici 😉

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La castagna matta

Sabato mattina, passeggiando per l’Allea di viale Matteotti a Pavia, io e mia sorella ci siamo messe a cercare, come ogni anno, le castagne matte.
Una coppia di signori anziani ci ha chiesto il perché e allora ho pensato di raccontarlo a tutti.
Per me è una cosa scontata, ma magari molti non lo sanno.

Fin da bambina

mia nonna e mia madre mi hanno sempre dato, in autunno, una castagna matta da tenere in tasca o in borsa per tutto l’inverno.
Leggenda dice che questo frutto tenga lontano i malanni di stagione come il raffreddore.

Ovvio che non ci sono fondamenti scientifici e che si tratta solo di una leggenda, ma per me è una tradizione carina. Mi ricorda l’infanzia e ne raccolgo sempre qualcuna in più da regalare alle persone che mi sono care. E’ una piccola forma di attenzione che ricevevo io e che mi piace dare agli altri… un modo per dire “ti voglio bene”.

Quando parlo di “castagna matta” mi riferisco al frutto dell’ippocastano e quindi ad un frutto non commestibile perciò la tengo in borsa e basta.
Personalmente il raffreddore lo prendo raramente e so che non è merito della castagna, ma sinceramente me ne frego e ogni anno la cerco e me la tengo…male non fa 😉

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